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giovedì 21 aprile 2011
Ambasciatore dell'Uganda scrive al Parlamento: "David Kato è stato ucciso per le sue responsabilità"
Sull’omicidio di David Kato Kisule, avvenuto nella sua abitazione, vicino a Kampala, il 26 gennaio scorso, l’Ambasciatore dell’Uganda presso la Commissione Europea, ha scritto una assurda lettera al Presidente del Parlamento Europeo che di fatto esprime giudizi gravi, frutto più di pregiudizio e ignoranza anziché inchieste e indagini processuali.
Nella lettera al Presidente Jerzy Buzek, l’Ambasciatore ugandese Stephen T. K. Katenta-Apuli dice di scrivere “per correggere l’impressione che può aver avuto Lei assieme a vari membri del Parlamento Europeo riguardo al fatto che l'omicidio di David Kato sia stato il risultato della sua campagna a favore dei diritti dei gay e delle lesbiche in Uganda. Ciò non può essere più lontano dalla verità”.
Nella lettera l’Ambasciatore descrive una situazione imbarazzante nella quale David Kato si sarebbe venuto a trovare per non aver pagato le prestazioni sessuali di un detenuto che lui stesso era riuscito a far uscire dal carcere poco prima ed è per questo che si è reso lui stesso corresponabile della sua morte.
L’Ambasciatore, non contento di aver espresso alcuni giudizi sulla differenza tra prostitute e prostituti, aggiunge poi che il Governo dell’Uganda ha arrestato il colpevole e che sarà processato e potrebbe anche essere condannato a morte al patibolo.
Non c'è Pace Senza Giustizia, Arcigay e Certi Diritti esprimono preoccupazione e condanna per il comportamento che le autorità ugandesi hanno sin qui manifestato sulla vicenda. Gli stessi amici e compagni di Sexual Minorities Uganda, e il loro avvocato, che sta coordinando le iniziative in vista del processo, hanno ripetutamente richiesto di fare luce su questa drammatica vicenda che ha ancora molti lati oscuri e sui cui le autorità ugandesi non hanno fatto adeguate indagini. E’ anche per questo che è stato lanciata in Italia una campagna con l'obiettivo di raccogliere fondi per sostenere le spesei in vista del processo che a breve si terrà a Kampala.
Il giudizio – sentenza espresso dall’Ambasciatore ugandese Katenta nella lettera, spiega bene il fatto che le autorità ugandesi non intendono fare alcuno sforzo per arrivare alla verità e cercano di addossare la responsabilità ad una persona che certamente non era sola quando David fu ucciso, ipotizzando per lui addirittura la pena di morte; è bene ricordare che il giorno dell’omocidio di David Kato Kisule furono proprio i vicini di casa di David a chiamare la polizia perché videro un furgone parcheggiato fuori dalla sua abitazione con uno strano movimento di persone che li mise in allarme.
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venerdì 28 gennaio 2011
Arcigay. Uganda. Il governo italiano chieda lo stop alle campagne antigay
Arcigay condanna il brutale omicidio di David Kato, un militante gay ugandese ucciso a martellate, e chiede che il Governo italiano adotti tutte le misure necessarie affinché il governo ugandese interrompa la campagna d’odio contro gli omosessuali promossa da estremisti religiosi.
Abbiamo avuto l’onore di conoscere personalmente David e il suo immenso contributo per la battaglia dei diritti umani nel mondo.
Kato, nel dicembre scorso, è stato ospite dell’associazione radicale Certi diritti e aveva rilasciato una lunga intervista al mensile gay “Pride” che spiegava in questi termini la situazione ugandese: “L’anno scorso i pastori evangelici degli Stati Uniti, in nome della protezione della famiglia tradizionale, hanno diffuso nel mio paese odio e omofobia. Ciò ha portato a una serie di conseguenze: dalle vessazioni agli arresti, fino ad arrivare all’attuale proposta di legge contro le persone omosessuali”.
Lo dichiara il presidente nazionale dell'Arcigay, Paolo Patanè.
Arcigay, proprio ieri, condanna in decine di piazze italiane per il Giorno della memoria l’odio e la barbarie che vide migliaia di omosessuali internati e uccisi dal nazi-fascismo.
Qull’odio è il medesimo che ancora oggi, con il nome di omofobia brutalizza omosessuali, lesbiche e transessuali in molti paesi del mondo.
La lotta all’omofobia dovrebbe essere patrimonio comune di tutti i Governi che non possono chiedere alle persone omosessuali di continuare a vivere e morire da eroi.
Qui viene riportata l'intervista a David Kato:
http://www.prideonline.it/?p=
Fabio Chiarini
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